giovedì, maggio 17, 2007
Milano non è una città a misura di ciclisti. Se ne era ampiamente discusso tempo addietro, su carta stampata e non.
Immagino che il senso di frustrazione sia alto, ma molti riescono a sublimarlo essenzialmente in un modo: trasformando le poche piste ciclabili negli ultimi 100 metri della milano sanremo. Schegge impazzite. In aggiunta ho motivo di ritenere che con il parallelo svolgersi del giro d'italia le cose peggioreranno. Perchè sintonizzarsi su rai tre quando lo spettacolo si consuma a pochi metri da casa propria? Anche le più insospettabili vecchine una volta calcato l'asfalto della pista ciclabile si sentiranno in dovere di imporre a loro stesse ritmi agonistici, quasi stessero tirando la volata al petacchi di turno. Già succede eh, figuriamoci dopo il martellamento mediatico della maglia rosa. Tutto molto bello.
Una volta sono stato pure speronato. Lo scontro è stato duro ma franco, con reciproco sfanculamento ma in simpatia. Del resto ero a bordo del mio trolley, che a suo modo è sempre un mezzo a due ruote.

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venerdì, marzo 09, 2007
Apertura porte ore 20.

Arriviamo alle 2110, in totale spregio delle due variabili "baricentro" della serata

1) Free Entry (= vespaio di individui, obnubilati dalle 6 magiche letterine, più o meno consapevoli di ciò che avrà luogo di lì a poco*)

2) Mtv Night (= vespaio di ninfette più o meno consapevoli di ciò che avrà luogo di lì a poco ma molto consapevoli del loro ruolo di angela hayes de noialtri**)

* Eccomiiiiiiii.
**prendere nota: ricordarsi di assumere massicce dosi di pentotal prima di ogni mtv night. Strizzo l'occhio a Lady Up e contestualmente tranquillizzo i pheegaaddicted con un movimento del braccio a mulinello = tanttta robbba amisci, tanttta robba.


Anyway, la nostra faciloneria viene severamente punita con 50 inesorabili minuti di coda.
L'attesa è stata tutto sommato meno tediante del previsto, grazie perlopiù alla presenza di alcuni bizzarri personaggi della notte milanese.

Ragazzo-dall'occhio-sbarrato (nebulizzando l'interlocutrice con un aerosol di sputi): esndkslqndaaisoerrnawrio Politecnico fdkslafkasl forse?
Ragazza-dai-capelli-bianchi-ossigenati (avvicinandosi, forse convinta delle proprietà terapeutiche dell'altrui bava): ahh ssì ccciooè no cccioè ssì, boh forse io faccio lo IED ahahah
Ragazzo-dall'occhio-sbarrato: sdkalòmdfakdsmsaòkl alllora claskcnakfd eraaa il Plastic?
Ragazza dai capelli bianchi ossigenati: aahhh sì beelllla il plasticc, ma era quaando avevo il tutù rosa? noo daii cioèè ssppero di ero tropppo sfatta ahahah bella zio cmq cccioèè sbarello sempre ahahah
Ragazzo-dall'occhio-sbarrato: asajhdsadjkaj dentro, vuoi?
Ragazza dai capelli bianchi ossigenati: (ammicca)


Entriamo alle ore 22.




Rolling stone imballato e già piuttosto su di giri grazie ai disco drive. Piglio squisitamente punk con importanti scampagnate nel funky. Due batterie, ritmo tendente al rabbioso e primi accenni di pogo.
LadyUp apprezza molto, io non pervenuto, meglio io "alla ricerca della birra perduta". È un delirio, la fiumana entra senza soluzione di continuità, perdo continuamente posizioni, ne guadagno con la gloriosa tecnica gomitate nei reni, ne perdo ancora.




Entrano i klaxons. Intro di chitarre inacidite, Atlantis to Interzone e il rolling stone diventa un girone infernale. Il pogo è durissimo come altrettanto adamantino è il loro impatto live. Niente valzer di generi per noi: il circolino mediatico parla di nu rave, etichetta che gli stessi klaxons hanno ripudiato. Sicuramente il loro suono è un bel calderone di generi diversi, mi fermerei qui con un po' di paraculaggine. I referenti sono altrettanto chiari e il dito si rivolge verso la terra d'albione, anni 90 e seguenti. Disco revival? Forse sì.
Al di là di ciò la resa live è molto più sporca e delirante rispetto al cd, il ricorso all'elettronica e alle distorsioni è importante e noi siamo felici. Ricambiamo muovendo cum magno gaudio i nostri corpi.

Suonano poco meno di un'ora ma basta così.



Conclusioni: serata positiva sicuramente, i klaxons soddisfano tutte le aspettative, plauso ad mtv e appuntamento alla prossima serata brandnew con i maximo park (aprile nonricordoquando).

Consiglio scarpe comode e prime file, dove la mischia è più malsana.

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posted by Upstream at 10:45 AM | 7 comments
lunedì, febbraio 26, 2007
Riprendo un post di wittgenstein sulla vecchia querelle sole24- D&G.

Camilla Baresani scrive sul Sole24Ore che la cotoletta del ristorante di Dolce e Gabbana fa schifo. Loro ritirano la pubblicità al Sole24Ore ("dobbiamo difenderci") e insultano la Baresani. Il Sole24Ore pubblica un'altra recensione, favorevole al ristorante, ma il direttore De Bortoli manda i due a quel paese e rincara la dose: fanno schifo pure i loro vestiti.
Cathy Haines del New York Times parla male di un paio di pantaloni di Armani, e lui non la fa entrare alla sua sfilata, mandandogliene a dire di ogni. I colleghi della Haines protestano, "la libertà di informare...".
Hanno tutti ragione e tutti torto. Baresani e Haines hanno tutto il diritto di scrivere quello che vogliono e pensano, come Dolce, Gabbana e Armani hanno tutto il diritto di scegliere cosa fare dei propri investimenti e dei propri inviti. Se i secondi si sono convinti di essere i re del mondo, la colpa è dei giornali e dei giornalisti da sfilata: non venissero a lamentarsi quando coloro a cui hanno leccato i piedi per decenni li prendono a calci.
E nessuno nei giornali protesti contro il ricatto degli investimenti pubblicitari operato da Dolce e Gabbana: questo ricatto esiste già, da tempo, in ogni giornale. La condiscendenza nei confronti dell'inserzionista, portata fino alla marchetta vera e propria, non l'hanno chiesta ieri Dolce e Gabbana: c'è da un pezzo. Bisognava pensarci prima: ora si può solo rimediare con una recensione benevolente, uno sconto sulle tariffe, un complimento bene assestato...


Non fa una piega. Dalla pur breve esperienza come insider, LadyUp mi ha reso partecipe del fatto che il concetto di do ut des tra questi due poli ha assunto toni morbosi. Nulla di nuovo sul fronte occidentale, ma gli aneddoti a loro modo sono sempre curiosi.
Nel suo caso il fenomeno non è così radicato in verità, considerato specialmente che la sua azienda non segue una politica di posizionamento massiccio sui principali canali mediatici. Tuttavia (e qui il tono si fa più mesto) nel nostro piccolo anche noi (prima persona plurale a scopo protettivo) abbiamo contribuito ad alimentare questa viziosa spirale.
Il giorno della sfilata, LadyUp, in un certo momento curiosamente collocata "alle liste", e colleghe hanno rimbalzato il fotografo dell'ansa, preferendogli la crew di nonsolomoda* (che dovrebbe aver contraccambiato nell'ultima puntata).
Senza menzionare poi la lubrificazione sinallagmatica con alcuni importanti giornalisti televisivi, preziosi minuti di servizio versus "munuscula" gentilmente offerti dalla casa (perlopiù core product) o servigi logistici (signora, a che ora le mando l'autista?).

Nulla di nuovo lo ripeto, solo una conferma di quanto scritto in testa.




*A dir la verità pare che sulla scelta abbia pesato in modo decisivo un mms della nostra blogstar; mms che lo ritraeva abbracciato al mese di luglio del calendario della toffanin.

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posted by Upstream at 9:33 PM | 1 comments
lunedì, febbraio 19, 2007
Oggi è la giornata mondiale della lentezza. Curiosa iniziativa nata dalla mente di un signore che rischiò tempo addietro di tirare le cuoia a causa dei ritmi infernali della città-che-ha-fretta e che da qualche tempo si è ritirato sull'ermo colle per dispensare profondi consigli sulla necessità di rallentare. Slow amici, slow.

Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche piccolissimi del quotidiano.

Anch'io ho dato il mio piccolo contributo alla causa.

Stamane sono infatti rimasto assiepato nell'atrio dell'Università Bocconi per circa tre ore e mezza, invaginato da un'orda informe di bocconiani all'ultimo giorno utile per la consegna della tesi.
Primo quarto di coda feat few white collars


X (alle mie spalle): Anche tu delegato?
Up: Sì
X: Alla fine noi siamo quelli che si prendono i cazzi nel culo.
Up: Ruvido ma giusto.

- Pacche sulle spalle -

A suo modo anche la stessa Bocconi ha aderito all'iniziativa, mandando in crash i server per circa un'ora.
È stata un'esperienza divertente per certi versi. Il bocconiano ha fretta per definizione, il bocconiano è stato programmato per essere smart, flexible, per "centrare il punto" nel minor tempo possibile e con il più basso costo opportunità.
M a s s i m i z z a r e, t u t t o.

Imbrigliare questi giovanotti in una chilometrica coda a ferro di cavallo senza una concreta prospettiva di uscirne vittoriosi è al contempo subdolo e spassoso.

-tratto da una storia vera-

Uè ma io devo tornare in ufficio
Uè ma io ho chiesto solo un'ora di permesso
Uè non è mica possibile uè
Uè così mi salta l'appuntamento con l'estetista per il "restauro".

Ecco, il restauro. Uno dei due argomenti più discussi stamane, specialmente tra le fanciulle. Ne esco profondamente erudito su tecniche di massaggio, cerette, controllo del respiro, purificazione dell'anima. Un mese di pit stop per arrivare en plein forme al grande appuntamento.
Il secondo: i ringraziamenti nella tesi. Fa molto star system devo riconoscerlo.
"Hey ti ho messo nei ringraziamenti"
"Bella lì, anch'io ho due pagine di ringraziamenti (e mezza di indice, NdUpstream)".
Un bagno nella nuova tendenza.

Ora mi sento anch'io un trend setter, a mio modo.

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posted by Upstream at 5:28 PM | 11 comments
sabato, febbraio 17, 2007
Per voi fottute fashion victim, bon vivant dell'ultim'ora, ecco un po' di abc.

Definire il lusso richiede un’analisi multidisciplinare del concetto che, per quanto approfondita, non potrà, mai ritenersi esaustiva a causa delle mille sfaccettature che lo caratterizzano.
Partendo dall’etimologia della parola, si possono individuare due scuole di pensiero che fanno derivare il termine alternativamente da “lux” o “luxus”. Secondo alcuni autori, tra i quali Kapferer, la parola lusso deriva da “lux”, luce che sul piano simbolico è associata alla vita, alla fecondità e quindi alla creazione. Altri autori come Castaréde, Roux e Floch propongono una derivazione da “luxus” vale a dire abbondanza, eccesso, dissolutezza, ma anche fasto e magnificenza. Il termine lusso individua un segmento trasversale a più settori, tra i quali dominano quelli facenti capo al Sistema Moda. Questi beni, caratterizzati da un elevato contenuto di design, immagine e stile, si distinguono in soft e hard luxury goods: tra i primi rientrano abbigliamento, calzature, accessori, occhiali, profumi; tra i secondi invece gioielli, orologi, arredamento.
Sei sono le caratteristiche associate ai beni di lusso nell’ottica del consumatore:
1- la percezione di un’eccellente qualità,
2- il prezzo considerato elevato - in assoluto o in termini relativi rispetto a prodotti che assolvono la stessa funzione -,
3- la rarità,
4- la dimensione estetica (polisensorialità),
5- il rapporto privilegiato con il passato,
6- l’inutilità e futilità percepite.

(featuring LadyUp)

Tutto questo per dire che oggi prende avvio la settimana della moda milanese, che per alcuni squillano le trombe del model watchin', che per altri (il sottoscritto) si prospetta un periodo di amara solitudine che solo un container di polisaccaridi e grassi saturi potrà lenire (o alternativamente il valery travestito da harry potter o da pupazzo gnappo).





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giovedì, gennaio 25, 2007



Ieri ho siglato il mio ritorno alla real life postesame recandomi al Centro Internazionale di Fotografia "Forma".

È in corso già da qualche mese l'unica tappa italiana della celebre retrospettiva su Cartier-Bresson, mostra che ha già toccato città importanti come Newyork Tokyo e poche altre capitali europee.

Si tratta di un allestimento d'opere davvero imponente. Sviluppata su due piani, in aggiunta alle oltre 200 stampe (contemporanee e vintage) vi si possono trovare disegni, foto di lui e della sua famiglia, originali delle riviste per cui ha lavorato e via dicendo.
Il posizionamento degli scatti all'interno dello spazio espositivo segue un criterio squisitamente geografico. L'ingresso nel mondo di Bresson avviene direttamente in territorio europeo, per poi proseguire negli Stati Uniti, Messico, Cina India e Urss. A spezzare questa linea di continuità, un'area dedicata ai ritratti (forse un po' deludente nell'insieme) e una alle sue fotografie più celebri.
Come si può facilmente intuire, la mostra è di amplissimo respiro e molto ben strutturata (specialmente nella scelta e collocazione dei singoli scatti).
La mole cospicua di istantanee copre l'intero percorso artistico-professionale di Bresson sin dai primi lavori del 1930 fino al ritiro dalla scena negli anni 70.
Bresson ha viaggiato molto, rendendosi testimone dei più importanti eventi che hanno caratterizzato il secolo scorso. Sotto questo punto di vista, la mostra è inoltre un'occasione importante per rivivere quei momenti, da un angolo visuale privilegiato e originale.

Reazioni

Bresson, attraverso i suoi scatti, riesce più di qualunque altro a veicolare un ventaglio di emozioni che, sin dal primo momento, trapassano il filtro di una visione oggettiva, catapultando l'osservatore direttamente all'interno della scena.

La sua spiccata attitudine a fissare l'eternità in un istante, rende le sue fotografie estremamente evocative e coinvolgenti.

"Ma passion n'a jamais été pour la photographie - en elle meme -
mais puor la possibilité d'enregistrer dans une fraction de seconde
l'émotion procurée par le sujet e la beauté de la forme".

Con riguardo ai suoi scatti, si parla non a caso di "momento decisivo". Bresson ne è il padre e insieme l'interprete più illustre.
"Il n'y a rien dans ce monde qui n'ait un moment decisif"
Non c'è nulla in questo mondo che non abbia il suo momento decisivo.

Ho avvertito infatti la sensazione che lo scenario cristalizzato nelle sue foto sia solo la facciata esteriore di un coacervo di sensazioni sottese, che premono verso l'esterno per potersi imprimere nell'occhio e nell'animo dell'osservatore.

Cuore mente e occhio, una volta allineati, si (con)fondono l'uno con l'altro e il risultato non è che un dipinto istantaneo.

Spettacolari per la loro drammaticità e potenza evocativa, le sezioni dedicate all'America, all'Indonesia e all'ex Unione Sovietica. In modo particolare gli scatti che raffigurano le masse, colte in tutta la loro plasticità e imponenza, e i danzatori dell'isola di Bali.

Curiosità

Bresson non ha mai scattato con il flash, da sempre etichettato come uno strumento "impolite" ..like coming to a concert with a pistol in your hand.


Quando e dove

Fino al 25 Marzo presso il Centro Internazionale di Fotografia Forma, piazza Tito Lucrezio Caro Milano.

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mercoledì, gennaio 10, 2007



Definizione: trattasi di un'attività dal comprovato e indiscusso valore scientifico che vede protagonisti orde, informi ma discrete, di giovani voyeurs (da qui in avanti players) uniti da un'unico obiettivo comune: posare lo sguardo sulle splendide creature celesti che per alcuni giorni colorano di grazia e femminilità le chilometriche colate di cemento milanesi.
E godere, per qualche secondo, di quell'eden di bellezza. Partecipare della loro aura angelica e soave. Fare l'amore con il sapore.

Ogni player, anche in ragione della propria sensibilità, interpreta e vive il Model Watching a suo modo. Vi è chi lo concepisce come una sorta di magnificazione del Bello, un sublimare la propria anima appagandola con la mera contemplazione di siffatte divinità; e chi, per contro, lo configura come l'anticamera di un piacere più squisitamente fisico, corporale.

Questi ultimi sono facilmente riconoscibili da almeno due segni distintivi e convenzionali: il polsino da battaglia e un filo di bava che perpetuamente oscilla ai bordi delle loro labbra, lambendo a più riprese il mento.

Ve ne sarebbe un terzo, ma è appannaggio della sola cremé: la pussy wagon.

Quando: settimana della moda milanese (1);

Dove: lo scenario è piuttosto articolato.
Il quadrilatero è la classica win-win situation (o alla valery "è come sparare sulla crocerossa" seguito da risata sardonica). Quindi sì a montenapoleone sì alla spiga sì a via manzoni e, why not, sì anche a vittorio emanuele (dove si registra una concentrazione quasi fastidiosa di players ma un'altrettanto capillare presenza di target).

Altrettanto scontato e banale è recarsi al nuovo Milano Fashion Center, in via Gattamelata, e attendere come il più losco dei bagarini l'uscita delle modelle dal retro. Un colpo un morto, facile quanto rilevare il vuoto pneumatico nella scatola cranica di Calderol1.

Se invece come il sottoscritto amate mettervi in gioco, recatevi a testa bassa a porta venezia ove incoccerete l'incombente Hotel Sheraton Diana Majestic. Sede di uno degli happy hour più fancy e chic della città durante l'anno, vero e proprio pheeghificio durante la famosa settimana. Da lì prendete in alternativa il tram numero 9, 29, 30. Se avete un'intera giornata a disposizione investite i tre euro del giornaliero e percorrete l'intera tratta di tutti e tre (alliterazione da manuale).
L'imperativo è: non scendere per NESSUNA RAGIONE AL MONDO. La montagna verrà a voi (brutta). I ricercatori dell'università del Canton Ticino hanno dimostrato infatti che il 35% dei passeggeri di quelle linee è composto da modelle. Un fenomeno curioso paragonabile solo a quello dei salmoni che risalgono la corrente.

Se amate l'underground allora il vostro colore preferito diventerà il rosso e il vostro range di fermate andrà da cadorna a porta venezia.

Se infine amate Bottega Veneta, sponsor ufficiale di vicoquattro, dirigetevi verso Viale Piceno, sede legale e contestualmente teatro delle loro sfilate. Visto che non sarete muniti di inviti temporeggiate al caffe piceno ma con l'occhio sempre puntato sull'ingresso all'altro lato della strada.

Magari incontrerete anche Lady Up (2) con me al suo seguito e assisterete a come un simpatico giovanotto di ottime speranze viene malamamente rimbalzato dalla security locale.


(1)A onor del vero vi è una scuola di pensiero minoritaria (capeggiata dal valery) che, accecata dalla foia più animalesca, guarda al Model Watchin come ad un'attività sine die. Un continuum da praticare in qualsiasi stagione, in qualsiasi loco e nei confronti di qualsiasi esemplare femminile, sulla scorta dell'antico adagio "Basta che respiri". Noi esecriamo tale corrente poichè finisce per snaturare lo spirito aulico ed illibato dell'iniziativa in parola.

(2) la quale, è bene ricordare, ha libero accesso al back stage delle sfilate. Ciò significa che non solo farà la conoscenza di jo squillo e della sua handycam da 3 mega pixel ma che potrà serenamente circolare in quei locali ove le protagoniste si liberano senza alcun patema dei loro vestiti.
Appreso ciò io e il valery ci siamo riversati nei boxer, secondo un moto reciproco, galloni di ghiaccio (lui anche una confezione di caciucco buitoni).









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posted by Upstream at 12:02 PM | 16 comments