lunedì, marzo 05, 2007
Lui si è fatto una kazaka. Prima che uscisse Borat.
Anch'io ho conosciuto una kazaka, lo scorso novembre.
Non era figa, diciamo simpatica, brillante. Abbiamo parlato spesso in quei tre giorni, dell'italia, di milano, del suo lavoro all'ambasciata. Il ciclone Borat era già esploso, almeno dove mi trovavo.
What do you think about that?

La kazaka non-figa-ma-simpatica evidentemente non aspettava altro. Il fiume carsico riemerse sotto forma di una requisitoria, condotta sul piede di guerra. Un lungo e sdegnato j'accuse contro tutti e contro tutto. Contro tout court. Assisto alla demolizione puntuale e scientifica di ogni inesattezza contenuta nel film. Una ad una.
I think you should relax..
No

Dimentico con lo stesso rigore scientifico ogni punto della sua dichiarazione di guerra.
Ancora oggi francamente mi sfugge il motivo di quella levata di scudi. Francamente mi sfugge il motivo anche dei cori sdegnati che inneggiano allo scandalo, boicottano, lanciano petizioni.

Borat fa ridere, fa dannatamente ridere, ma spara a salve cazzo. È innocuo. Non ho colto il tanto osannato vetriolo. Le gag sono ben costruite, ma finisce lì. È una risata che sale direttamente dal tubo digerente. Sta a te decidere se espellerla dal cavo orale o trasformarla in un sonoro peto. Il cervello in entrambi i casi sta solo a guardare.

Ah, meglio in inglese.

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posted by Upstream at 9:00 AM | 8 comments